
Gabriele Gattiglia
After graduating at the University of Genoa in 1998, I worked as a professional archaeologist and as teacher in High School. I obtained my Specialisation in Archaeology in 2003 and a PhD in Archaeology in 2010, and I worked for 5 years as a PostDoc Research Fellow at the University of Pisa. Since, 1st July 2017, I am a Researcher in Archaeological Method and Theory at the University of Pisa (Department of Civilisation and Forms of Knowledge), where I teach Sources, tools, and methods for Archaeology, and Digital Archaeology. I lead the MAPPA Lab, which manages the MOD (Mappa Open Data), the Italian repository for Open Archaeological Data. My fields of interest regard Digital Archaeology, Archaeological Method and Theory, and Medieval/Post-Medieval archaeology. I deal with mathematical applications and Big Data issues in archaeology., with urban and preventive archaeology, archaeological GIS, open data issues, predictive modelling. I have been PI (2007 – 2015) of the archaeological project “Castle of Montecastrese and Medieval Versilia Project”, I conducted as director 12 archaeological excavations and 4 archaeological surveys, and participated in more than 100 archaeological excavations.
Currently, I’m the coordinator of the ArchAIDE Project, funded by the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme.
Phone: +390502215817
Address: MAPPA Lab - University of Pisa
Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Via Trieste 38
56162, Pisa, Italy
Currently, I’m the coordinator of the ArchAIDE Project, funded by the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme.
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Books by Gabriele Gattiglia
Paesaggi urbani e rurali in trasformazione publishes the proceedings of a conference organised by the Doctoral School of the Universities of Pisa, Florence and Siena to discuss landscape transformations from a diachronic perspective. The volume addresses the landscape as a complex and dynamic entity characterised by a multiplicity of phenomena in continuous transformation produced by the interaction and mutual conditioning of natural and anthropic factors. Adopting this perspective, the landscape is studied through the analysis and interpolation of multiple sources. Use of resources, production, distribution and population are read in a broad perspective to contextualise human presence over time and space. The diversity of case studies thus allows us to address the issue from different points of view - urban, commercial, productive, cultural - to illuminate the particular characteristics of an environment as it is lived in and perceived.
Il risultato è un manuale non convenzionale che offre spunti originali e concreti agli archeologi del futuro in cerca di reali possibilità di occupazione. Una sorta di bottega artigiana dove apprendere i segreti del mestiere, o meglio dei mestieri, che un’archeologia nuova, pragmatica e ancorata nel presente può ispirare.
In this first introductory chapter, the history of urban archaeology in Pisa will be briefly presented. The second chapter will provide a broad outline of the territorial context and the landscape. The rivers and marshy areas will be analysed in order to understand how the environment influenced the development of the medieval city for better or for worse. Since man was not a passive responder to these events, the study of the port system and road networks will help understand which solutions were taken to draw the geographical benefits and generate economic and commercial profits.
The third and last chapter is divided into two parts. The first part will illustrate the great urban transformations throughout the period ranging from the end of the Roman Age (VI century) to the Florentine conquest (start of the XV century). Although it is still difficult to have a clear picture of the Roman and early-medieval urban design of Pisa, it is nevertheless possible to understand some of its nodal points, to interpret the city’s development during the middle years of the Middle Ages and to analyse what happened during the transition that led to the modern city. The second part will deal with the material traces, i.e. the archaeological sources that allowed us to recover pieces of history and build the overall picture. Excavation data will provide information about the buildings, roads, workshops and craft laboratories, waste disposal and water supply systems, and on the wealth and social status of the city’s inhabitants.
Nel primo capitolo viene sinteticamente raccontata la storia dell’archeologia urbana a Pisa. Nel secondo capitolo lo sguardo si allarga sul contesto territoriale e sul paesaggio. I percorsi fluviali e le aree palustri vengono analizzati per capire come l’ambiente abbia condizionato nel bene e nel male lo sviluppo della città medievale. Ma siccome l’uomo non è stato passivo di fronte ad esso, lo studio del sistema portuale e della viabilità terrestre permette di comprendere quali soluzioni siano state adottate per sfruttare i vantaggi geografici e generare profitti economici e commerciali.Il terzo ed ultimo capitolo è diviso in due parti. La prima vuole illustrare le grandi trasformazioni urbanistiche nel lungo periodo che va dalla fine della romanità (VI secolo) alla conquista fiorentina (inizio XV secolo). La seconda parte fa parlare le tracce materiali, le fonti archeologiche, quei tasselli della storia che hanno permesso di ricostruire il quadro generale. Saranno soprattutto i dati provenienti dagli scavi a raccontare com’erano gli edifici, le strade, gli opifici e le botteghe artigianali, il sistema di smaltimento dei rifiuti e di approvvigionamento dell’acqua, infine la ricchezza e lo status sociale dei suoi abitanti.
Il volume racconta i passaggi necessari alla realizzazione della Carta del Potenziale archeologico di Pisa elaborata con un modello matematico innovativo partendo dalla ricostruzione paleogeografica dell’area urbana tra protostoria e postmedieovo, in particolare la complessa idrografia della città, solcata fino all’inizio dell’età moderna da due fiumi – l’Arno a sud e l’Auser a nord – che nei secoli hanno cambiato più volte corso, dando vita a una fitta trama di paleoalvei, per proseguire con l’analisi stratigrafica degli elevati , il cui risultato è la mappatura archeologica e fotografica di tutti gli edifici del centro storico di Pisa racchiuso entro le mura. Una volta raccolte tutte le informazioni archeologiche, storiche e geologico-geomorfologiche, si è cominciato a riflettere sulle modalità di calcolo del potenziale archeologico, indispensabile premessa per arrivare a mettere a punto l’algoritmo predittivo. Proprio la creazione del modello matematico di MAPPA è uno degli elementi più innovativi del progetto, anche per la sua assoluta replicabilità: il modello può essere applicato infatti in tutti i contesti urbani con una storia plurimillenaria e di conseguenza con un patrimonio archeologico sepolto del quale occorre stimare il potenziale. Ma perché un modello matematico? Se i metodi statistici consentono di valutare le probabilità che si manifesti un determinato fenomeno, un modello matematico invece, pensato espressamente per lavorare su specifiche tipologie di dati – nel nostro caso, dati archeologici e geomorfologici – ricrea le regole che determinano il manifestarsi di un fenomeno. I matematici si sono orientati verso l’utilizzo di una versione modificata dell’algoritmo PageRank, nel caso dei resti archeologici è stato necessario assegnare un “peso” a ogni tipo di rinvenimento in base al suo potenziale informativo e definire, una ad una, le “relazioni” tra le varie categorie di ritrovamenti. La Carta di potenziale archeologico dell’area urbana e periurbana di Pisa è costituita dalla somma delle sette carte di potenziale archeologico di periodo. Una somma “pesata” però, in cui i periodi per i quali abbiamo meno dati hanno un peso maggiore perché maggiore risulterebbe il potenziale di conoscenza di ogni loro singolo ritrovamento: è il caso, ad esempio, delle carte dei periodi più antichi o dell’alto Medioevo, per i quali disponiamo di un numero assai minore d’informazioni. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la Carta di potenziale archeologico non ricostruisce la storia urbana di Pisa, tanto meno in modo “deterministico”, ma è solo uno strumento in grado di stimare il potenziale informativo dei depositi stratigrafici e come tale costituisce la premessa per un modo nuovo di interagire con il patrimonio archeologico ancora sepolto e non conosciuto, orientando la ricerca futura e agevolando sia l’attività di tutela, sia quella di pianificazione dello sviluppo urbano. Il progetto MAPPA si è posto anche un altro obiettivo fortemente innovativo, potremmo dire rivoluzionario per il mondo dell’archeologia italiana: far uscire dagli archivi delle Soprintendenze e delle Università i documenti contenenti i dati delle indagini archeologiche rendendo quelle informazioni accessibili con estrema facilità a chiunque, non solo agli addetti ai lavori, e per qualunque esigenza: dalla ricerca alla tutela, dalla pianificazione urbanistica al turismo di qualità e anche alla semplice curiosità erudita. È nato così il MOD (MAPPA Open Data archaeological archive), il primo archivio italiano di dati archeologici open. “Aprire i dati” non significa però limitarsi a rovesciarli in rete, senza alcuna forma di tutela della privacy e, soprattutto, dei legittimi diritti di paternità intellettuale di chi quei dati ha prodotto con il proprio lavoro sul campo. Per questo motivo, è stata condotta un’analisi approfondita di tutti gli aspetti legali inerenti le problematiche legate alla pubblicazione in rete dei dati, facendo chiarezza in una legislazione che è assai caotica. Il MOD è cresciuto considerevolmente con il passare dei mesi e, anche in considerazione dei risultati di un sondaggio promosso dal progetto sugli «Open data e l’archeologia italiana», che ha mostrato come l’esigenza della condivisione dei dati sia fortemente sentita da gran parte della comunità archeologica, è diventato un po’ alla volta l’archivio open data dell’archeologia italiana, dove chiunque può pubblicare a proprio nome i dati dei propri scavi, in qualunque parte d’Italia essi si trovino.
freely accessed at http://mappaproject.arch.unipi.it/?page_id=452) was created and will be followed by a MOD (Mappa Open Data archaeological archive), the first Italian archive of open archaeological data, in line with European directives regarding access to Public Administration data and recently implemented by the Italian government also (the archive can be viewed at http://mappaproject.arch.unipi.it/?page_id=454). Details are given in this first volume about the operational decisions that led to the creation of the webGIS: the software used, the system architecture, the organisation of information and its structuring into various information layers. But not only. The creation of the webGIS also gave us the opportunity to focus on a series of considerations alongside the work carried out by the MAPPA Laboratory researchers. We took the decision to publish these considerations with a view to promoting debate within the scientific community and, more in general, within the professional categories involved (e.g. public administrators, university researchers, professional archaeologists). This allowed us to overcome the critical aspects that emerged, such as the need to update the archaeological excavation documentation and data archiving systems in order to adjust them to the new standards provided by IT development; most of all, the need for greater and more rapid spreading of information, without which research cannot truly progress. Indeed, it is by comparing and connecting new data in every possible and, at times, unexpected way that research can truly thrive.
Viene analizzata la struttura, l'organizzazione del dato archeologico e la sua pubblicazione tramite webGIS, viene, inoltre, proposta una prima serie di analisi dei dati incentrate soprattutto sulla problematica dello sviluppo della pratica dell'archeologia urbana e il risultati della fotointerpretazione aerea dell'area pisana."
Papers by Gabriele Gattiglia
of ours. If, in Heidegger’s ontological inversion, science becomes dependent on technology and, in a sense, a tool of technology, in the same way, archaeology has become dependent on technology and entrapped by it.